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L’Europa a tre velocità dei diritti LGBTIQ+

By 30 Ottobre 2025Dicembre 30th, 2025No Comments4 min read

Di Margherita Bordignon e Pamela Pansardi  | Articolo completo disponibile qui

I traguardi raggiunti sulle politiche LGBTIQ+ in Europa negli ultimi 25 anni sono innegabili. E tuttavia è fondamentale sottolineare le profonde discrepanze che tuttora permangono tra i diversi paesi.

Uno dei modi per tracciare l’evoluzione delle politiche in chiave comparativa è l’utilizzo dell’indice ILGA (International Lesbian and Gay Association), altrimenti detto Rainbow Index, che misura e classifica i paesi europei in base alle rispettive pratiche legali e politiche per le persone LGBTIQ+, su una scala che va da 0 (aperta e ostile discriminazione) a 100 (perfetta uguaglianza). Benché l’indice abbia subito diverse modifiche nel corso del tempo, rendendolo inapplicabile alla ricerca longitudinale, nell’ambito del progetto LGBTIQ+POL, l’unità dell’Università di Pavia ha ricalcolato il Rainbow Index utilizzando le categorie e i relativi pesi dell’ultima versione (2025). In questo modo, è possibile impiegare l’indice standardizzato per fini comparativi e longitudinali.

Evoluzione dell’indice ILGA (standardizzato) in 30 paesi europei (2000-2024)

Come evidenziato dalla figura, al netto della grande variabilità tra i paesi, si possono identificare tre macro-traiettorie principali di adozione delle politiche per i diritti LGBTIQ+.

In primo luogo, vi sono i paesi (come la Danimarca) da sempre caratterizzati da politiche più progressiste. Per esempio, già nel 2000 la Danimarca totalizzava più del 30% sull’indice standardizzato e ha proseguito lungo la stessa traiettoria, raggiungendo oltre l’80% e classificandosi ai primi posti tra i paesi europei. Traiettorie simili sono state seguite da Spagna, Belgio e Svezia.

Un secondo tipo di traiettoria in termini di adozione di politiche pro-LGBTIQ+ è quello delineato da paesi come Malta (e, in parte, l’Islanda). Sono stati caratterizzati per lungo tempo da punteggi sull’indice piuttosto bassi e quindi da una limitata adozione di politiche e leggi per la protezione dei diritti delle persone LGBTIQ+. Successivamente, hanno cominciato a introdurre un numero crescente di misure, “accelerando” in modo più marcato rispetto ai paesi che avevano storicamente politiche (e governi) più progressiste. Emblematico, in questo senso, è il caso di Malta, che a partire dal 2013 ha adottato una serie di politiche a favore dei diritti LGBTIQ+ – incluso il matrimonio egualitario per coppie dello stesso sesso e il divieto delle terapie di conversione – passando da un indice ILGA del 29% nel 2013 all’88% nel 2024.

Infine, si possono identificare paesi che presentano bassi punteggi sull’indice lungo tutto il periodo di osservazione e che, nel corso del tempo, hanno apportato solo minimi aggiustamenti alle proprie politiche. L’Italia rientra nel gruppo di stati con questa traiettoria. Se nel 2000 aveva un punteggio del 13% sull’indice ILGA, venticinque anni dopo il nostro paese arriva appena al 24%, con la legge sulle Unioni Civili del 2016 che rimane l’unico tentativo riuscito di invertire la rotta. Traiettorie simili si riscontrano in Ungheria, Polonia e in molti dei paesi dell’ex blocco sovietico.

Nel complesso, le differenze osservate nell’adozione delle politiche per i diritti LGBTIQ+ riflettono una combinazione di fattori culturali, storici e politici che continuano a incidere profondamente sui percorsi nazionali. Allo stesso tempo, sebbene emergano chiare tendenze regionali, con i paesi nordici generalmente più avanzati e molti stati dell’ex blocco comunista in ritardo nell’adozione di politiche pro-LGBTIQ+, le eccezioni rimangono rilevanti. L’analisi solleva peraltro interrogativi sul ruolo dell’Unione Europea come meccanismo di uniformazione delle politiche. Infatti, nonostante iniziative ambiziose come le EU Equality Strategies (2020–2025 e 2026–2030), l’effetto dell’UE appare limitato e le politiche europee sembrano incidere solo marginalmente sulle traiettorie nazionali degli stati membri o aspiranti tali. In breve, nonostante gli innegabili progressi, le politiche comuni e le strategie condivise, l’uguaglianza resta frammentata: l’Europa dei diritti LGBTIQ+ non corre compatta, ma resta a tre velocità.

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